sabato 29 ottobre 2016

ragazze





Canzoni che surriscaldavano la mia tristezza compiaciuta, il mio immaginario allineamento con la natura tragica del mondo. Quanto mi piaceva straziarmi così, attizzando i miei sentimenti fino a renderli intollerabili. Avrei voluto che tutta la vita mi sembrasse altrettanto febbrile e carica di portento fino a scoppiare, così che perfino i colori, le condizioni atmosferiche, i sapori fossero più saturi. Era questo che promettevano le canzoni, era questo che mi strappavano da dentro.


Emma Cline, Le ragazze






venerdì 21 ottobre 2016

הִנְנִי,




YOU WANT IT DARKER
If you are the dealer
I’m out of the game
If you are the healer
Means I’m broken and lame
If thine is the glory
Then mine must be the shame
You want it darker
We kill the flame
Magnified and sanctified
Be Thy Holy Name
Vilified and crucified
In the human frame
A million candles burning
For the help that never came
You want it darker
Hineni Hineni
I’m ready, my Lord
There’s a lover in the story
But the story’s still the same
There’s a lullaby for suffering
And a paradox to blame
But it’s written in the scriptures
And it’s not some idle claim
You want it darker
We kill the flame
They’re lining up the prisoners
And the guards are taking aim
I struggled with some demons
They were middle-class and tame
I didn’t know I had permission
To murder and to maim
You want it darker
Hineni Hineni
I’m ready, my Lord
Magnified and sanctified
Be Thy Holy Name
Vilified and crucified
In the human frame
A million candles burning
For the love that never came
You want it darker
We kill the flame
If you are the dealer
let me out of the game
If you are the healer
I’m broken and lame
If thine is the glory
Mine must be the shame
You want it darker
Hineni Hineni
I’m ready, my Lord

venerdì 14 ottobre 2016

Visions of Johanna, 1966

















                      sHe’s sure got a lotta gall to be so useless and all 

















mercoledì 12 ottobre 2016

angelo e maria



E non venga il giorno in cui tu possa dire: era meglio in Alvernia,
in quello squallido nido, in quel grigio minimalismo,
nella tua palandrana pagliaccia, disperatissimo.
Non ci sarà Papageno a tener desti i tuoi rami,
perché diano acerbi frutti dalle profonde ferite.
E soprattutto non piangere, non affliggere gli altri,
piccolo eroe di provincia, fakiro gassoso. 

[Angelo Maria Ripellino, La fortezza di Alvernia e altre poesie, Milano, Rizzoli 1967, p. 58]





domenica 2 ottobre 2016

martedì 27 settembre 2016

Sapphic riverbank



voglio vedere la riva d'Acheronte fiorita di loto fresca di rugiada










sabato 24 settembre 2016

waiting for October 6, waiting for Herzog



Così disse il Re: bambini miei,
abbiate pazienza. Dovremo aspettare
Centinaia di migliaia d’anni,
fino a quando le pietre vagheranno nei campi
e forse qualcuno, almeno una volta, piangerà.





mercoledì 21 settembre 2016

recensioni visive _ SIFEST

http://www.gagarin-magazine.it/2016/09/arte/sifest-di-savignano-sul-rubicone/






LiAlSi4O10 petalite

http://www.iltascabile.com/

















Il litio compare come ione in questo minerale che ha formula LiAlSi4O10 e si chiama, non sto scherzando, petalite. Ovviamente, come tutte le parole, anche la parola petalite è stata inventata ma sembra che i mineralogisti l’abbiano usata abbastanza da farne una parola riconosciuta dai vocabolari di più lingue, senza bisogno di una campagna virale.

giovedì 15 settembre 2016

lunedì 12 settembre 2016

A stranger

Love is a stranger in an open car, to tempt you in and drive you far away...

mercoledì 7 settembre 2016

sabato 27 agosto 2016

9 settembre 1908 _ 27 agosto 1950




Brancaleone, 2 marzo 1936


Cara Maria,
Quando un uomo invece di scrivere poesie, scrive lettere, è finito.
Brutta cosa, la memoria.
Metto fuori il naso alla sera, e vedo Orione, bello limpido, che mi ricorda un libro letto in altri tempi.
Respiro l’odore di linfa, alla finestra, e mi ricordo quando andavo a fare scuola a Corradino in fondo a via Nizza due anni fa.
Passa il treno e mi viene in mente domani mattina, che ne correrà uno alle quattro attraverso la pineta di Viareggio.
Guardo le montagne in distanza e tremo dal freddo, ripensando al Natale di Cheneil (tre giorni allora - ora tre anni).
Mi spoglio per andare a letto e compiango il mio nudo, così giovanilmente bello e così solo.
Esco al mattino presto, appena è consentito, e mi ricordo quando andavo all’alba al caffè, aspettando e fumando la pipa.
Leggo sulla «Gazzetta del Popolo» i cinema di Torino e immagino chi assiste ai film, allo Statuto, all’Alpi, all’Ideal.
Guardo per dei quarti d’ora su un testo di geografia una veduta del Gran Paradiso.
Mi tocco il neo sulla guancia per convincermi di essere proprio io.
Canterello «Carogna carogna».
Rivedo i tempi in cui traducevo “la Balena Bianca” e tutto era ancora da avvenire.
Ripenso a quando mi permettevo di non dormire una notte per un po’ di gelosia - osavo darle questo nome - e non sapevo quale morso da affamato, da squalo, da cancro abbia la lontananza.
Racconto la rabbia contro i terzi che volevano venire con me in barca in Po e rimpiango la mia passata infelicità.
Mi trovo troppo stupido ad aver creduto in passato che l’isolamento individuale, anche di un attimo, fosse la felicità.

Tutto il giorno ripasso queste litanie e altre infinite.

Cesare Pavese